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Validatori online: un rapido elenco dei principali strumenti di validazione

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Per “validatore” intendiamo uno strumento che sia in grado di controllare la conformità di un determinato file rispetto ad uno standard codificato univocamente a livello internazionale.

L’autorità che si occupa di definire gli standard web è il w3 Consortium, e non a caso i due tool più noti ed utilizzati sono alloggiati e mantenuti proprio sul sito del w3C.

Validatore per Html

In primo luogo penso al validatore per l’Html.

html validator

Sicuramente ne conosciamo tutti il funzionamento.
Una volta inserito l’indirizzo della pagina web da controllare il tool procederà abbastanza rapidamente con la sua analisi, ed emetterà quindi il suo parere.

Confermerà l’aderenza del nostro file html con lo standard che abbiamo indicato nella Dtd iniziale, la cosìddetta “dichiarazione”.

Il suo responso riporterà, eventualmente, la segnalazione degli errori presenti, dandoci quindi modo di correggere facilmente la nostra pagina web.

Validatore per CSS

Del tutto simile nel funzionamento è l’altro notissimo validatore mantenuto dal w3C, quello che controlla i fogli di stile.
Molto utile per tenere ordinato il codice dei nostri file CSS, anche questo è uno strumento sicuramente fondamentale per qualsiasi webmaster.

Il tool per la validazione dei fogli di stile è facilissimo da usare, direi del tutto intuitivo: al termine dell’analisi il validatore segnala errori o incoerenze del nostro css, favorendone l’eventuale correzione.

css validator

Validatori per i feed

La maggior parte dei siti moderni produce feed Xml.
L’Extensible Markup Language è un linguaggio di marcatura che richiede l’utilizzo di una sintassi ben definita, molto semplice ma anche altrettanto “rigida”. L’Xml in assoluto dimostra una scarsa tolleranza nei confronti degli errori.

Naturalmente i feed vengono prodotti “in automatico” dal nostro gestore di contenuti, nella maggior parte dei casi.

Non per questo non potremmo aver bisogno (o voglia) di accertarci della sua conformità allo standard.

Possiamo quindi utilizzare lo strumento di validazione proposto dal w3C.

feed validator

Oppure possiamo rivolgerci ad altri tool online che svolgono lo stesso ruolo altrettanto egregiamente.

Tra i tanti voglio segnalare almeno lo strumento della Validome e il tool manenuto su FeedValidator.org.

Validome - feed validator

Feed Validator dot Org

Validatori per l’accessibilità

Il nostro sito rspetta gli standard di accessibilità stabiliti nelle Web Content Accessibility Guidelines?

Le WCAG 1.0 risalgono al 1999, ed erano collegate ai primi documenti (come le Authoring Tools Accessibility Guidelines) prodotti dalla sezione Web Accessibility Initiative del w3C.

Per quanto riguarda le WCAG è ancora possibile trovare online alcuni dei primissimi validatori, messi a punto nei primi anni dopo il 2000 e spesso “fermi” alle prime specifiche in materia.

E’ il caso di Cynthia Says, per esempio.

WCAG 1.0 validator

Aggiornato alle WCAG 2.0 è invece il tool online curato dall’Università di Toronto.

WCAG 2.0 validator

[ Voglio ricordare che quest'ultimo validatore è pur sempre "un servizio sperimentale offerto dall'Adaptive Technology Resource Center (ATRC)" dell'Università canadese, e l'unica vera sicurezza in materia rimane lo studio che si può fare direttamente sul testo delle nuove lineee guida, che devono ancora essere accolte come "raccomandazioni" in seno al w3C. Il processo di standardizzazione è ancora in corso, d'altra parte.]

settembre 17, 2008 | 3 Commenti | Leggi tutto »

Firefox: login automatico con iMacros

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Scritto da www in Firefox, Utility per Web Master

La tecnologia dovrebbe semplificarci la vita, eppure a volte sembra quasi che non sia proprio così.

Anche navigare oggi comporta difficoltà maggiori, dei fastidi inevitabili che sembrano connessi con lo sviluppo cavalcante di Internet e dei servizi erogati attraverso la rete.
L’orientamento ormai prevalente, da parte della maggior parte dei siti, verso il cosiddetto web 2.0 costringe ogni visitatore (anche per fruire di servizi molto semplici) a dotarsi di diverse password di accesso, per esempio.

Forse fino a qualche tempo fa alcuni avevano appena il problema di appuntarsi i codici di accesso alla propria casella di posta elettronica. L’User-Generated Content e tutto il web che sposa tale filosofia, invece, prevede per definizione la personalizzazione dei profili utente e la loro autenticazione in forma univoca.
 
Ogni volta che ci iscriviamo ad un forum, usiamo del.icio.us o per esempio vogliamo caricare le nostre nuove foto su Flickr, ci vengono chiesti i dati di accesso al nostro profilo personale. Ogni applicazione di questo tipo richiede la celebre coppia “Nome utente” e “Password”, insomma, e l’operazione del login è sempre più diffusa in ogni tipo di sito web.
Rimane buona la regola di appuntarsi tutte le password, così da non perderle e averle a disposizione quando ci serviranno.
Ma gli utenti più attivi (o più insofferenti) sono decisamente disturbati e rallentati dalle numerose procedure di login a cui sono sottoposti, ogni giorno, nel corso della loro navigazione.  E l’ID univoco è ancora una chimera lontana, purtroppo.
:(
Siamo quindi ancora costretti a compiere di volta in volta le varie operazioni di login, inserendo ormai quasi automaticamente la coppia di dati tanto invocata, “Nome utente” e Password“.
Ma… effettivamente… perché non farlo “automaticamente” davvero?
Basta una macro.

In informatica, il termine macro sta ad indicare una procedura ricorrente durante l’esecuzione di un programma. Una macro è concettualmente molto simile ad una funzione, può essere richiamata da eventi ed essere parametrizzata. La macro può anche essere definita come un insieme di comandi.
Le macro consentono di ottenere una serie di operazioni con l’invio di un solo comando.
Alcuni programmi hanno all’interno la capacità di registrare ed eseguire macro, in alternativa esistono software di automazione che consentono di realizzare macro a livello superiore, e quindi per tutti i programmi che non le prevedono. [Fonte: Wikipedia]

Ecco svelata l’utilità di uno dei componenti aggiuntivi di Firefox tra i più amati dagli smanettoni (se la usa Google Chrome questa parola, posso usarla anch’io…).
Sto parlando di iMacros. Sviluppato da IOpus, iMacros è l’add-on che fa al caso nostro: possiamo finalmente emanciparci dalla dittatura dei vari form di login che ci fanno perdere tanto tempo e altrettanta fantasia.
iMacros è molto facile da configurare. Aprite il vostro Firefox e decidete se scaricare la versione italiana di iMacros o quella in inglese. Una volta istallato il componente iMacros (dovrete probabilmente chiudere e riaprire la finestra Firefox, per completare l’istallazione) la configurazione delle vostre prime macro di navigazione sarà semplicissima.

Configurare iMacros: come registrare una “macro di navigazione”

Aprite Firefox e cliccate sul simbolo di iMacros che trovate sulla barra di navigazione. 

iMacros si aprirà in una colonna sulla sinistra della vostra finestra.
A questo punto puntate il vostro browser verso la pagina che ospita il form di login per cui volete registrare la vostra macro. Nel nostro esempio ci loggheremo nell’amato Forum GT di Giorgio Taverniti.

L’interfaccia di iMacros divide in due parti. All’apice della colonna trovate le macro da voi registrate nel corso dell’uso e le macro di “esempio” precompilate, presenti già dal momento dell’istallazione del componente. Potete raggruppare e ordinare le vostre macro in cartelle, se lo desiderate.
Sotto l’elenco di macro trovate il pannello dei comandi, che ospita un menù con tre bottoni, “Eseguire” – “Reg” – “Editare“, questo almeno nella versione italiana.
Selezionate “Reg”. Quando siete pronti cliccate su Registrare e inserite i dati nel form.

Quando la procedura di login è completata cliccate Stop nel pannello di iMacros, quindi con Salvare potrete concludere la registrazione della vostra macro assegnandole un nome.

La prossima volta che avrete la necessità di loggarvi basterà un doppio click sulla vostra macro e il gioco è fatto.
:D
Naturalmente iMacros ha diverse funzioni interessanti, e può essere utilizzato anche per scopi  meno semplici che non accedere alla nostra casella di posta elettronica o loggarci nel nostro forum preferito senza bisogno di digitare a mano i nostri codici di accesso.
Per le funzioni avanzate è possibile consultare il Wiki di iMacros (oppure scaricarne una versione per la consultazione off-line). E’ inoltre possibile imparare ulteriori scorciatoie rivolgendosi direttamente al forum gestito dal produttore, dove è anche possibile segnalare e discutere malfunzionamenti e configurazioni varie. Oltre al supporto tecnico ufficiale,infatti, vi troviamo una comunità di utenti/sviluppatori che mette in condivisione idee e spunti di utilizzo, oltre ad una interessantissima raccolta di macro pre-compilate da personalizzare e usare liberamente.
L’ultima release di iMacros è la 6.0.6.9 ed è stata rilasciata il 1° agosto 2008.

settembre 9, 2008 | 3 Commenti | Leggi tutto »

Google Chrome: tutti i video di Google

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Scritto da giorgiotave in Browser, Google Chrome

1. Storia di Google Chrome
Guarda un video preparato dal team di sviluppo sui presupposti e le funzioni alla base di Google Chrome.

www.google.com/chrome

2. Navigazione sicura
Google Chrome ti avvisa quando stai per aprire un sito web ritenuto non sicuro, che potrebbe diffondere malware o praticare il phishing.

settembre 7, 2008 | Lascia un commento | Leggi tutto »

Cute FTP: il software a pagamento per gestire il File Transfer Protocol

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Scritto da www in Ftp

L’FTP è un protocollo per la condivisione e il trasferimento dei file. Così recita la RFC 959 che ne definì lo standard nel 1985:

Gli obiettivi del FTP sono

1) promuovere la condivisione di files (dati e/o programmi), 2) incoraggiare l’uso implicito o indiretto di comuputers remoti (via software), 3) proteggere un utente da variazioni nei sistemi di archiviazione file tra hosts, e 4) trasferire dati in modo efficiente ed affidabile. L’FTP, benche’ usabile direttamente da un utente ad un terminale, e’ disegnato principalmente per essere usato da programmi.

[Fonte ufficiale: RFC 959 presso w3C; vedi la citazione in inglese e la traduzione in italiano]

La prima specifica ufficiale sul protocollo risale comunque al 16 aprile 1971 (parlo della RFC 114) e il suo sviluppo è connesso ai test e alle ricerche che hanno portato alla nascita del TCP / IP, di cui FTP sfrutta i canali di trasferimento e connessione. Le prime connessioni FTP funzionanti sfruttavano l’NCP [Network Control Protocol], diretto precursore della moderna suite di protoccoli di rete [il Transmission Control Protocol e l'Internet Protocol, appunto].

Oggi qualsiasi webmaster si avvale di un programma in grado di connettersi via ftp al suo server.

Giorgio aveva già postato qualcosa su FileZilla, sicuramente il più noto software ftp tra quelli open source, assolutamente uno dei più utilizzati al mondo, almeno lato client.

Qui invece volevo menzionare almeno uno dei principali programmi ftp a pagamento, dando uno sguardo sommario alla sua configurazione essenziale.

Cute FTP della GlobalScape è arrivato ormai alla sua ottava versione ed è probabilmente uno dei software più semplici da utilizzare tra quelli del settore. Disponibile in tre release (Lite, Home e Pro), Cute FTP può essere istallato tanto in ambiente Windows che su Mac, basta procurarsi l’eseguibile adatto al caso [scarica il programma in versione trial]. La versione originale è tradotta in spagnolo, tedesco, francese, cinese e giapponese. Non esiste un traduzione italiana, quindi, ma questo non deve assolutamente intimorire chi mastica l’inglese a fatica.  Cute si caratterizza proprio per un’interfaccia estremamente intuitiva, adatta per qualsiasi tipo di utente, principianti compresi.

Configurare Cute FTP e connettersi al proprio server

Istallate e lanciate il programma. Nella barra dei menù di Cute FTP 8 cercate “File” quindi cliccate “New > Ftp Site“.
Si aprirà la maschera dove inserire i vostri codici di accesso al server.

Naturalmente potete chiamare la connessione che state configurando nel modo che preferite, è una scelta totalmente arbitraria [nell'esempio: "Il mio bellissimo blog sul Software libero"].
Siate molto accurati nel digitare l’indirizzo host del vostro server [ es. ftp.blogsulsoftwarelibero.com], invece, e i corrispondenti codici di accesso [es. Nome Utente e Password].
In molti casi questi dati essenziali vi verranno comunicati direttamente dal vostro fornitore di servizi hosting. Le soluzioni hosting meno amatoriali consentono, spesso, l’autodeterminazione degli accessi ftp al server, e in questo caso sarete liberi di scegliere utenze ftp e password di accesso in maniera autonoma e indipendente.

Una volta inseriti i dati fondamentali nella maschera (host, nome utente e password) premete “OK” e avrete configurato la vostra connessione ftp.

Nella parte sinistra dell’interfaccia principale di Cute FTP troverete, sotto l’etichetta “Site Manager“, l’elenco delle vostre connessioni ftp, tra cui “Il mio bellissimo blog sul Software libero”.

Cliccando due volte sul collegamento Cute stabilirà la connessione ftp e vi metterà direttamente in contatto con il vostro server.

Nel pannello sinistro dell’interfaccia avrete le cartelle e i file presenti nel vostro computer, mentre sulla destra ci saranno gli oggetti caricati sul server.
Con un semplicissimo drag and drop potete a questo punto aggiungere file effettuando l’upload verso il server, o viceversa recuperare qualcosa che avevate archiviato nel vostro spazio web e scaricarlo sul vostro pc o su quello di un amico o di un collega.

Friendfeed.com: chi lo conosce?

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Scritto da giorgiotave in Friendfeed.com, Social Network

Friendfeed.com: chi lo conosce?

agosto 14, 2008 | 1 Commento | Leggi tutto »

aNobii: il social per i libri

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Scritto da giorgiotave in Social Network, aNobii

aNobii è il social network per chi ama i libri.

Questa è la mia pagina personale.

Inserire i libri è facile. Nel loro database hanno oltre sei milioni di libri tutti con il codice ISBN.

Grazie alle informazioni da noi condivise sui libri aNobii ci segnala la compatibilità con gli altri utenti.

Buona condivisione!

Anti-Spyware: come proteggersi e perchè

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Scritto da www in Antispam e Sicurezza

Probabilmente tutti i lettori di questo post hanno già un’idea, magari anche vaga e del tutto generale, di cosa sia lo spyware. Quali siano le principali caratteristiche e le possibili soluzioni al problema, se non altro.
Ma stiamo pur sempre parlando di un termine “giovanissimo”.
Una vera e propria piaga informatica che pare essersi sommata al già annoso problema rappresentato dai più “tradizionali” virus, che come sappiamo possono infettare i nostri personal computer fino a renderli inservibili.

Comparso per la prima volta il 16 ottobre 1995 all’interno di una Usenet il termine spyware acquisisce il suo attuale significato solo nel 1999 quando Gregor Freund fondatore di Zone Alarm nel corso di una conferenza stampa lo definisce come software nato allo scopo di monitorare e registrare le scelte e preferenze di un utente senza che questo ne sia consapevole e quindi possa concedere o negare il suo assenso. Da allora il termine spyware è balzato sempre più agli onori della cronaca sino all’ultimo allarmante ricerca effettuata da Webroot e Earthlink secondo la quale il 90% dei computer in Rete e affetto da spyware.

[Fonte: Anti-Phishing.it]

La connessione tra spyware e mercato pubblicitario “ingannevolemente orientato all’utente” era, agli esordi, piuttosto evidente.
Ce lo ricorda un interessante libro bianco della Mcafee di alcuni anni fa.

Gli spyware e i PUP, o programmi potenzialmente indesiderati, sono un concetto relativamente nuovo, anche se in rapida espansione, nella storia di Internet . L’adware e lo spyware si sono rapidamente sviluppati come una naturale evoluzione della pubblicità su Internet, nonché come una forma di sfruttamento di vari “buchi” presenti nei browser e nei sistemi di sicurezza in genere . Nei primi anni novanta, alcune società lecite hanno iniziato a fare pubblicità online . Annunci pop-up con slogan di aziende quali Sprint, Volvo, MCI e altri importanti gruppi erano cosa comune . In breve tempo, l’idea della pubblicità via Web venne applicata su larga scala e la fastidiosa apparizione dello spam la seguì a ruota . Immediatamente dopo entrò in scena il cosiddetto marketing di affiliazione [...]. Con lo sviluppo di nuove metodologie di monitoraggio, la prospettiva di trarre profitto dalle abitudini di navigazione delle persone passò da un semplice concetto innovativo a una strategia di marketing intelligente .Con la crescente insistenza, da parte delle forze di mercato, a incorporare il messaggio pubblicitario all’interno del prodotto stesso, i meccanismi di promozione si fecero sempre più intrusivi. [...] È stato il desiderio di guadagno, sia mediante lo sfruttamento delle informazioni raccolte dallo spyware che mediante la trasmissione di messaggi pubblicitari tramite adware, il principale incentivo allo sviluppo dello spyware e di altri PUP .

[Fonte: scarica Spyware: una strategia mutante, libro bianco a cura di Mcafee, in pdf]
Oggi la situazione è ancora più variegata, se vogliamo.
Rimane invariata la differenza tra spyware e virus informatici: mentre questi secondi mirano alla paralisi o alla corruzione del sistema attaccato, lo spyware tende ad insediarsi nel computer senza generare, almeno nell’immediato, problemi in grado di evidenziare l’attacco e rendere quindi evidente e manifesta la sua ”fastidiosa presenza”.
Un virus si manifesta esplicitamente, insomma, causando anche danni piuttosto gravi. Lo spyware tende invece a nascondersi nel nostro sistema con l’obiettivo di rimanervi il più a lungo possibile.
Un intrusione più subdola e meno “letale”, almeno nell’immediato.

Questi malware portano con sé anche delle conseguenze sul funzionamento del computer su cui sono installati. I danni vanno dall’utilizzo di banda della connessione ad Internet, con conseguente riduzione della velocità percepita dall’utente, all’occupazione di cicli di CPU e di spazio nella memoria RAM, fino all’instabilità o al blocco del sistema. Tali conseguenze sono effetti collaterali dell’attività principale degli spyware, ossia quella della raccolta di informazioni. Nessuno spyware ha lo scopo di rendere inutilizzabile il sistema su cui è installato, dato che esso deve essere funzionante per consentire la raccolta e l’invio delle informazioni. Malfunzionamenti sono tuttavia piuttosto comuni, soprattutto nel caso si accumulino molti spyware.
I sistemi Windows non protetti, se usati con inconsapevole leggerezza, possono accumulare centinaia di spyware. La presenza di una tale mole di applicazioni indesiderate causa una notevole diminuzione delle prestazioni del sistema e considerevoli problemi di stabilità. Un altro sintomo comune di una grave infezione da spyware è la difficoltà di connettersi ad Internet, oppure la presenza di tentativi di connessione non richiesti dall’utente.

[Fonte: Wikipedia - Spyware]

Un sistema rallentato e “anomalo”, ma non paralizzato come nel caso dei virus o dei worm.
Non per questo lo spyware è meno pericoloso.

Dal problema legato alla cosiddetta “tutela della privacy” si arriva ben presto al pishing di informazioni sensibili fino alla truffa online vera e propria.

Gli spyware costituiscono innanzi tutto una minaccia per la privacy dell’utente, in quanto carpiscono senza autorizzazione informazioni sul suo comportamento quando connesso ad Internet: tempo medio di navigazione, orari di connessione, siti Web visitati, se non dati più riservati come gli indirizzi e-mail e le password. Le informazioni raccolte vengono inviate ad un computer remoto che provvede ad inviare pubblicità mirata sulle preferenze ricavate dall’analisi del comportamento di navigazione. Gli annunci possono essere ricevuti sotto forma di pop-up, banner nei siti Web visitati o nel programma contenente lo spyware o, nei casi più invasivi, posta elettronica non richiesta (spam). Talvolta lo spyware è utilizzato da vere e proprie organizzazioni criminali, il cui obiettivo è utilizzare le informazioni raccolte per furti di denaro tramite i dati di home banking o tramite i numeri di carta di credito.

[Fonte: ibidem]

La lotta allo spyware oggi si rivolge contro diversi tipi di minacce. Fra queste troviamo malware (“malicious software”) di ogni genere, per esempio.

Generalmente un programma antispyware è indirizzato a contrastare la seguente mappa di programmi malvagi, di cui si riepilogano velocemente solo alcuni tratti generali.
Qualcosa di poco più della semplice tassonomia, insomma. Per definizioni migliori consulta il Wiki GT, oppure, se l’inglese non ti crea particolari problemi, consulta l’interessante glossario specifico curato dall’AntiSpyware Coalition.

Spyware

Lo spyware “vero e proprio” è un software che raccoglie informazioni sull’utente che sta usando il computer nel quale è istallato per poi inviarle, tramite la rete internet, ai diffusori del software stesso.
Questi traggono profitto da quelle informazioni sfruttandole, per esempio, a scopi pubblicitari. E’ bene ricordare che simili software per la raccolta dei dati vengono comunemente istallati nei nostri pc, senza per questo essere considerati spyware.
Il confine in tal senso rimane legato al problema dell’ottenimento del “consenso informato” dell’utente che istalla un determinato software. Molte toolbar raccolgono esplicitamente i dati di navigazione degli utenti, ad esempio, ma non sono per questo oggetto della lotta allo spyware.

Adware

L’advertising-supported software è una formula editoriale che assegna una particolare licenza d’uso agli utenti che vogliono istallare un determinato programma. Si tratta di programmi concessi gratuitamente all’interno dei quali viene inserito un circuito pubblicitario che remunera i produttori del software, permettendone la fruizione gratuita da parte dell’utente finale.
Anche in questo caso il confine tra lecito e invasivo è legato alla trasparenza delle clausole di accettazione e di uso del software.
Se l’uso “normale” di quella forma di advertising aveva ed ha riscontri positivi in molti casi, è vero che questa formula è stata sfruttata con discreta efficacia a scopi malevoli, appunto.
Per esempio quando la somministrazione pubblicitaria risulta invasiva (apertura continua di pop-up e ogni genere di interazione eccessiva con la normale navigazione del browser, per esempio).
Oppure quando lo stesso software “lecito”, preposto per regolare l’erogazione degli ads e dei vari banner pubblicitari, tende a comportarsi come un vero e proprio spyware, inviando ad un server centrale i dati personali dell’utente con lo scopo di targettizzare le inserzioni stesse.
Insomma anche gli adware sono ritenuti spesso dei canali di trasmissione illecita o “maligna” di dati personali.
Alcuni di questi adware sono stati inseriti, negli ultimi anni, in una lista di “software rischiosi” (“riskware“) e fanno parte delle attenzioni particolari e delle cure della maggior parte dei software antispyware comunemente utilizzati.

Trojan

Un Trojan Horse è un malware  insediato in un programma o in un’applicazione apparentemente utile. L’utente istalla inconsapevolemente il “pericolo” nel proprio sistema, aprendo le porte del proprio computer all’autore del trojan.
Questo malware viene infatti utilizzato per inviare ordini da remoto verso il computer infetto, dalla creazione della più innocua “porta di servizio” (“backdoor“) fino al controllo completo del pc da parte dell’aggressore esterno.

Keylogger

Un keylogger è un software in grado di raccogliere le informazioni digitate dall’utente sulla propria tastiera. Se usato con scopo fraudolento, un keylogger è in grado di rubare le nostre password e i dati di accesso alla nostra carta di credito. Tanto per fare un esempio facile e convincente. :)

 

Programmi antispyware

Possedere un computer senza un antivirus oggi è un rischio che pochi sono ancora disposti a correre, e probabilmente  anche i fruitori tecniologici più “in erba” hanno già avuto a che fare almeno con uno dei software antivirus tra i diversi disponibili sul mercato.
E’ necessario dotarsi anche di un software antispyware, e tenerlo aggiornato esattamente come il tradizionale programma antivirus.

Ne esistono diversi, a partire dal semplice tool Spyware Doctor, pensato per Windows Vista dalla Microsoft e distribuito fra l’altro anche all’interno del Google Pack [scarica gratuitamente Spyware Doctor ].
O anche al più completo Windows Defender, programma certamente più robusto, almeno tra quelli firmati Microsoft.
Oppure gli antispyware di AVG (AVG Anty-Spyware e AVG Anti-RootKit), che ormai vengono inclusi nel pacchetto di protezione dell’antivirus stesso (scarica AVG Antivirus Free Edition].

Se ne cercate uno a pagamento, pare [secondo CNET.com] che il più efficente e completo software del momento sia CounterSpy 2.0, della Sunbelt.

CounterSpy 2.0 - Sunbelt

I due software antispyware più utilizzati al mondo sono gratuiti, invece, e il sottoscritto li usa da anni con estremo profitto.

Si tratta di Spybot – Search and Destroy, della Safer-Networking e di Ad-aware 2008, della Lavasoft.
Spybot S&D ha appena rilasciato la versione 1.6 [scarica Spybot Search and Destroy 1.6] che promette una velocità di scansione più veloce della precedente release.
E’ ottimo e pieno di opzioni utili, soprattutto per utenti esperti o particolarmente esigenti.
Ad-aware 2008 ha invece un’interfaccia molto semplice e adatta anche per utenti non troppo esperti, pur essendo un prodotto altrettanto valido ed efficace.
Ha una versione Personal gratuita e una versione Pro a pagamento, per usi professionali.

Vi segnalo una lista aggiornata di software anti-spyware di buona qualità, mentre vi invito a dare un’occhiata a questa lista di antispyware inaffidabili se non proprio falsi e/o nocivi.

luglio 30, 2008 | 1 Commento | Leggi tutto »

Google, Yahoo!, Live Search: ma ci sono solo loro?

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Scritto da giorgiotave in Motori di Ricerca

Una delle azioni più frequenti di un utente web è ricercare. Ma non sempre il motore di ricerca più famoso è quello che fa per noi.

Il motore più usato al mondo è Google (61.5%). Seguono Yahoo! (20.9%) e Live Search (9.2%) (Statistiche di Giugno 2008). Abbiamo inoltre altri due motori di ricerca con quote superiori al 4% come Ask e AOL.

Questa è la situazione globale. Andando in particolare in Europa, o in Cina, o in altre parti del mondo vedremo sempre in testa Google (a volte con l’80% del mercato) con qualche novità nelle posizioni che vanno dalla 2° alla 5°, come ad esempio eBay, Yandex o Baidu.

Tuttavia, esistono nel web dei motori di ricerca migliori, di nicchia, con funzionalità interessanti. Vediamoli.

Gigablast permette di effettuare ricerche avanzate anche nelle immagini e in Dmoz. Inoltre ha un bel filtro temporale che vi permette di filtrare le ricerche web.

BrowserShots.org: testa i layout dei tuoi siti.

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“Nei nostri sogni la rete è OK per tutti gli utenti. Quindi permettiamo ai web designer di vedere gli screenshots delle loro pagine web in diversi browser, a differenti risoluzioni dello schermo e con diversi plugin. Stiamo cercando di rendere questo servizio facile da usare, aperto a tutti (compreso l’accesso al codice sorgente) e gratuito al 100%, come la birra gratis.”

La dichiarazione d’intenti di Johann C. Rocholl è tanto ambiziosa quanto comprensibile.

Browser Shots

La guerra dei browser affascina molti, soprattutto ora che si moltiplicano gadget e toolbar di ogni genere. Ma sicuramente complica la vita a molti webmaster.
Vale tanto per gli artisti del CSS quanto per gli istallatori di template alle primissime armi.
Finite le nostre personalizzazioni grafiche tutti quanti “facciamo la prova”, e siamo sempre i primi a degustare il risultato dei nostri sforzi, sul browser del nostro pc.
Se non siamo proprio ai primi esperimenti avremo più di un browser istallato nel nostro principale sistema operativo.
E potremo avere anche più di un sistema operativo istallato sul nostro computer.

Quindi possiamo anche organizzarci e testare i nostri siti web a diverse risoluzioni e con diversi tipi di browser.
Sicuramente lo facciamo per i più utilizzati al mondo, Firefox e Internet Explorer.

Ma una prova “fatta in casa” non sempre ci risparmia brutte sorprese.
Ci sono moltissime variabili da prendere in considerazione.
La risoluzione del monitor dei nostri visitatori, per esempio.
La presenza di un flash player nei loro sistemi, e la sua versione.
Sicuramente non tutti possiamo permetterci di testare i nostri siti internet in tutti i principali sistemi operativi, provando contemporanemente i vari browser nei diversi ambienti Windows, Mac e Linux.

Non possiamo farlo nel nostro ufficio, quindi, e siamo costretti a cercare un’applicazione online che “controlli il sito” al posto nostro.
Ne esistono alcune a pagamento.

BrowserShot è un progetto open source coordinato da un ragazzo di 29 anni, che si mantiene con una borsa di studio dell’Università di Stoccarda, in Germania, dove studia Informatica.

“Questo progetto affronta un problema tipico dei web designer: i layout dei siti internet che hanno un aspetto diverso in browser diversi dai nostri. Il test di un nuovo sito in molti browser può essere piuttosto dispendioso in termini di tempo. Non tutti hanno un cumulo di computer con sistemi operativi e browser vecchi e nuovi. Ci sono servizi on-line che offrono gli screenshot dei vostri siti web in diversi browser… ma costano abbastanza. Per il dilettante e per i progetti open source, quei prezzi possono essere proibitivi.”

Johann C. Rocholl è un ragazzo alto due metri che ama suonare il pianoforte.

BrowserShot è un’applicazione online semplice ma grandiosa: perchè è open source, è utile e soprattutto funziona.

“L’idea alla base di questo progetto è quello di distribuire il lavoro di realizzazione degli screenshot tra i membri di una comunità di volontari. Tutti possono aggiungere i loro URL da controllare alla coda, sul server centrale. I volontari utilizzano un piccolo script che automaticamente fa gli screenshot delle pagine web nel proprio browser e carica i risultati sul server.”

Utilizzare BrowserShot è semplicissimo, non occorre nemeno registrarsi per provarlo.

Inserite l’URL di cui volete gli screenshot. Scegliete la risoluzione dello schermo per il test, la profondità del colore e la presenza e la versione di plugin javascript, Java e Flash.

Selezionate infine i browser da utilizzare e i relativi sistemi operativi.

Premuto Invio l’applicazione genera una pagina in cui verranno caricati i diversi screenshot, man mano che vengono realizzati dai diversi computer in rete.

I tempi di attesa variano in funzione della quantità di screenshot richiesti, tra i pochi minuti fino a mezz’ora. Una volta inviata la richiesta è possibile aggiungere ai preferiti la nostra pagina per gli screenshot e ripassare comodamente in seguito.

Per non sovraccaricare il sistema sono concessi un numero limitato di test ogni 12 ore, ma le risorse cui BrowserShot attinge sono in continuo allargamento ed esiste infine la possibilità di accedere ai test in via “prioritaria”, semplicemente sponsorizzando il progetto con pochi euro.
Per chi non può più farne a meno, insomma.

luglio 27, 2008 | 2 Commenti | Leggi tutto »

Tutorial VirtualDub 1.8 – Tagliare un video clip step by step

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Scritto da www in Video

VirtualDub è un software freeware per il montaggio audio e video che consente, tra le altre cose, la divisione di un filmato in due o più parti o la sincronizzazione ed unione di un video con l’audio.

Dividere un filmato “al volo”

Questo esempio mostra la divisione di un file in due parti, ma può essere applicato per ottenere più parti.
Avviare il programma, premere il pulsante File e di seguito Open video file…

Open video file...

Nella schermata successiva selezionare il percorso del file da aprire e premere il pulsante Apri.

Apri

Quando il file sarà completamente caricato, individuare la lunghezza totale del filmato per poter stabilire il punto in cui tagliare (la metà).
Per fare ciò premiamo il cursore che si trova in basso a sinistra della schermata (position control) e lo trasciniamo alla fine del filmato.

Al centro della barra position control possiamo leggere il numero dei frame ma soprattutto la durata del filmato espressa in ore, minuti e secondi.

Position control

Dividere il tempo a metà per ottenere il punto approssimativo in cui tagliare; ovviamente si dovrà scegliere un punto consono al taglio, e cioè la fine di una scena o di uno stacco. Una volta arrivati al punto desiderato premiamo il pulsante Mark out o End.

End

Ora riposizioniamo il cursore all’inizio del filmato seguendo sempre la stessa tecnica e marchiamo l’inizio del filmato col pulsante Mark in o Start.

Start

A questo punto selezioniamo Video ed attiviamo Direct stream copy.

Direct Stream Copy

Adesso non ci resta che salvare lo spezzone selezionato e “markato”; per fare ciò premiamo il pulsante File ed infine Save as AVI.

Save as AVI

Selezioniamo la cartella nella quale vogliamo salvare il file, gli diamo un nome (che dovrà essere diverso da quello originale per evitare di sovrascrivere il file) e premiamo Salva.

Salva

Premuto il pulsante apparirà una schermata che riassume lo stato della lavorazione: il tempo stimato e quello trascorso, principalmente, oltre ad una vasta quantità di informazioni relative al video che si sta salvando.

Status

Terminato il lavoro ripetere l’operazione per la seconda parte, considerando che risulta conveniente includere gli ultimi secondi del filmato precedente, in modo tale da non correre il rischio di perdere frame.

Per farlo utiliziamo il pulsante Key previous, che ci posizionerà nel fotogramma chiave precedente.

Key previous

Ripetiamo le operazioni di marcatura (inizio e fine filmato) e salvataggio del file, e la procedura sarà conclusa.
Per ottenere più parti di un filmato basta replicare i passaggi illustrati per ognuno dei segmenti video che vogliamo ottenere.

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